Cosa fa scattare la dipendenza dal cibo?

Dottoressa non ci resisto! Se so che nella dispensa o in frigo ho un dolce o un pò di salame....il pensiero non mi molla! Devo ASSOLUTAMENTE mangiarlo o finirlo.....


Questa frase quante volte ho avuto modo di sentirla e,  per alcuni quante volte è stata vissuta dal vivo! Ma vediamo di capirci qualcosa....esiste un modo per liberarsi da  questa condizione? E soprattutto da cosa o chi siamo condizionati?


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Perchè è così facile resistere a carote, broccoli o spinaci mentre non riusciamo a staccarci da un pacchetto di patatine o "dall'ultimo pezzettino, l'ultimo lo giuro!" di torta....non vi sembra un meccanismo tanto simile a...una droga?



Il paragone non è eccessivo visto che la verità non è tanto lontana, questi alimenti per così dire "irresistibili" sviluppano nel nostro cervello un   meccanismo molto simile ad una dipendenza da sostanze stupefacenti.


Ci sono 3 studi di cui vi voglio scrivere:  il primo arriva dalla Florida, dove due ricercatori dello Scripps Institute hanno trasformato topi da laboratorio in consumatori compulsivi di cibi spazzatura - cioccolato o pancetta affumicata - tanto da prendere rapidamente peso e non interrompere la loro pericolosa dieta, nemmeno quando il semplice gesto di continuare a nutrirsi provocava loro dolore a una zampa.


Un secondo  studio  è stato effettuato dalla Boston University School of Medicine (Usa), dove due ricercatori italiani, Pietro Cottone e Valentina Sabin, hanno dimostrato che il consumo intermittente di cibi ricchi di grassi e zuccheri modifica il cervello in modo simile a quanto avviene nel caso di una dipendenza da sostanze stupefacenti.


La terza ricerca è stata realizzata da Gaetano Di Chiara all’università di Cagliari, utilizzando -  su «cavie» umane ma anche  su  ratti - snack abitualmente in commercio, come i salatini Fonzies (a base di mais e formaggio), o altri spuntini dolci.


«Usiamo anche per gli animali alimenti consumati dagli uomini, perché i ratti sono abituati a nutrirsi dei nostri scarti e hanno gusti simili ai nostri», spiega il ricercatore sardo. Se inizialmente la maggior parte delle ricerche si svolgeva sugli animali, in tempi più recenti si è cominciato a studiare anche l’uomo, sostituendo le tecniche invasive usate sui ratti con l’imaging cerebrale, che permette di visualizzare la reazione del cervello a determinati stimoli.


E allora  esiste un perché?


Sappiate che gli alimenti particolarmente ricchi di zuccheri e di grassi sono definiti  comfort food, perchè di fatto ci fanno sentire meglio, e questo probabilmente è parte del problema alla radice del fenomeno dell'obesità».  Ehhh si ! perchè è risaputo che nell'obesità ci sono forti componenti  genetiche e ambientali,  ma esiste anche «una forte connessione fra gli ormoni prodotti nel grasso corporeo e ciò che avviene ai circuiti dell'appetito nel cervello, alla sensazione di fame e al desiderio di cibo».


Eppure, quello che oggi percepiamo come un meccanismo perverso, nasce molto probabilmente per aiutarci a sopravvivere. «Nella storia il cibo non è mai stato abbondante e quindi l’attrazione verso gli alimenti più calorici ed energetici è perfettamente comprensibile», spiega David Lazzari, psicologo e presidente Pnei. «Fino a pochi decenni fa, tra mangiare carote e mangiare arrosto la seconda opzione era sicuramente preferibile».


Oggi però  tutto è cambiato, non siamo più cacciatori, la nostra vita è molto più sedentaria i nostri lavori sono molto più mentali che fisici....e allora una mens sana dovrebbe adeguare anche i gusti e le nostre scelte alimentari e invece........  questi sono rimasti gli stessi!


E l’industria alimentare lo ha capito  e  ha imparato a sfruttarli, proponendoci gli stessi cibi che in passato hanno favorito la nostra sopravvivenza: «Il piacere non è un optional, ma un meccanismo che ci consente di sopravvivere », sintetizza Di Chiara. «Questi alimenti aumentano la produzione di dopamina (il neurotrasmettitore che regola i processi di gratificazione) nelle stesse aree cerebrali che si attivano assumendo droghe.


E allora  esiste una soluzione?


Tutti noi abbiamo la capacità e la forza naturale per interrompere una vecchia abitudine.  Armiamoci  di un pò di sano umorismo (mai drammatizzare......se,  se parla in maniera tanto diffusa vuol dire che non siete pazzi o strani solo voi ), il primo passo da fare in questo percorso è acquisire onestà verso se stessi, molti di noi sono diventati  abili nel conferire potere alla negatività e nel credere che "una piacevole distrazione" sia in quel momento la via di fuga mgliore......ma passati quei 5 minuti di estasi restiamo sempre dei ....lupi arrabbiati o annoiati o tristi o frustrati o......si potrebbe andar avanti per pagine e pagine.


In realtà non siamo imprigionati in questo modo di essere, non ci ha condannato nessuno! Quando proviamo risentimento o un'altra forte emozione, possiamo riconoscere che ci stiamo "caricando" o sovraeccitando, e che proprio allora possiamo SCEGLIERE   LUCIDAMENTE di essere aggressivi o di ritrovare la calma.


Possiamo scegliere chi o cosa vogliamo nutrire....non ci deve spaventare arrivare a riconoscere il lupo arrabbiato, annoiato o etc etc...se lo  riconosciamo e lo identifichiamo dicendo a noi stessi : " Ok mi dò il permesso di avere  ANCHE questo sentimento dentro di me" col tempo quella parte di noi diventa familiare, ma non la nutriamo più. E facciamo invece la scelta di nutrire l'apertura, l'intelligenza, il calore.


Questa decisione, e gli atteggiamenti e le azioni che ne conseguono, sono come una medicina che ha il potere di curare ogni sofferenza.

«... la medicina venne distinta in tre branche: una curava con le buone regole del vitto, l'altra coi medicamenti e la terza infine con la chirurgia... delle tre parti di cui è composta la medicina, quella che cura le malattie mediante il vitto, pur essendo la più difficile è anche la più splendida e perciò ci porremmo primamente a ragionar di questo...» Aulo Cornelio Celso - medico romano del I secolo d.C. "De re medica" libro I